venerdì 21 aprile 2017

the producer

Non ho voglia ne' tempo per scrivere ma mi è capitato questo racconto scritto da qualcun altro, mi è piaciuto molto anche se è lungo e ve lo propongo con la promessa di tornare presto.

 

 

 

cristianaeffe's o i diari dell'espiazione di Oliver Holly Boursier

49.I rockers della cripta – Mademoiselle Calais, Lulù e Psychokiller

Gli amanti dell’Amantes stazionano al fresco, fuori, a fumare in un dehor che non c’è e che allora improvvisano sotto i balconi, sotto le tende, dentro i davanzali, ovunque c’è posto.
Piove.
Piove in modo pigro, proprio solo a volere bagnare la città, una pioggia rilassata senza improvvisazioni né turbamenti o cambi di intensità, a dare l’idea che qualcosa possa cambiare.
Non cambia niente, come al solito. Sarà una notte umida, bagnata, liquida, fradicia quando sarà mattina e saremo fradici tutti.
Mademoiselle Calais riesce a sguinzagliarsi via da una cena di cui poco so e poco ho capito.
Non importa.
Manellorgia ci sta aspettando sotto la volta di mattoni e cantina del Diamond, e intuisco che Pau non ci sarà, Pau sarà l’unico maschietto in un compleanno di trans spettacolari, e se va tutto come penso sarà le petit hero della festa.
Non si può dire niente, a Pau.
-… Mademoiselle, è ora di ballare. Andiamo a ballare. C’è Lella.
-… mais oui, sì, andiamo a balare…
Non perde il vizio francese, la Calais, ma come potrebbe?

Una parata di facce e volti e corpi e cocktails e gonne e stivali e All Stars, ragazzini alle prime armi nel delirio notturno che stanno in piedi da soli e sbattono la loro freschezza dappertutto, occhi di fame di cose che ancora devono succedere, vestiti stirati e speranze di gloria, le prime architetture home-made di se stessi, sembra che si muovano con un taglierino in mano a definire le proprie sagome, le prime traiettorie, i propri desideri, entusiasti se offri loro una canna e stupiti di tutto, a guardare e guardarsi e fare mucchio nella diversità, tutti pronti a rispondere alle sirene dei ragazzacci di Wooden Theories.
Teorie legnose, me la racconto così, e sembrano l’intelaiatura che sorregge queste pagine prive di mira se non di accumulo.
Poi ci siamo noi, con niente in comune forse ma l’età e le albe e le scie alle nostre spalle, sì, quelle sì che sono ben delineate, abbiamo scie luminose e passaggi conosciuti e ricordi che sono già ricordi scolpiti, qualcosa di dato e affermato, perché ormai siamo in pista da tanto tempo, la mia morosa dice anche troppo, e allora ritrovi la banda di Capriglio con Boffa e la Marnie e Pippo, il giro di Lella e Manette, Dr No e i cani sciolti, che non colonizzano nessun posto ma vanno dappertutto, e dappertutto questa sera è il Diamond.
Manellorgia Rock. Basta il nome.

Bollori sparsi, già. Credo di avere applaudito e riso come un bambino quando viene sistemato lo striscione sopra il mixer, uno striscione nero su bianco scritto con i caratteri che di solito trovavo sui flyers del Prinz Eugen o di El Paso, caratteri punk sporchi brutti e cattivi, senza cura delle sbavature, e lo striscione recita: LIMONARE, e la prima persona che emerge è Lella, che mette i dischi ridendo.

Poco importa che nessuno si trovi a limonare, tranne una coppia che si schiaccia contro il muro, e i muri del Diamond sudano, rilasciano vapore e caldo e umidità, e nella sauna Mademoiselle Calais balla e sorride, occhi chiusi e occhi aperti, e fomento le danze fomentando le danze, più che altro fomento il fomento, braccia al cielo e braccia a terra a sollevare entusiasmo e bordello, a fare da iconografia a quello che sta succedendo, come se assecondare la musica potesse farla esplodere ancora di più, fino a riempirci e farci saltare sul soffitto.
Lella litiga con una piccola abat-jour color panna che non riesce a sistemare da nessuna parte, sempre in mezzo ai coglioni, cazzo, poi ci ritroviamo dopo mezz’ora uno di fronte all’altra, lei dietro il mixer io davanti al mixer, con facce strafottenti di sorriso e gli indici che fanno no no e si muovono come tergicristalli, a sottolineare il ritornello di The man who sold the world, “not me, not me, i never lost control”, e sembriamo due ragazzini che se la menano tra loro sapendo di quel che parlano, e quello di cui parlano è una confessione di tante robe che li riguardano da vicino e mentre si confessano si prendono per il culo.
Proprio così.
Noi non abbiamo mai perso il controllo. No no, non noi.
Pensa se sì, a questo punto suggerisce Ram.
Per arrivare a questo punto basta guardare due giorni dopo le fotografie della serata, dove sono fatto di gomma e acqua, al punto che la vorrei come santino in caso di morte, un bel ovale in pelle nera e dentro il mio viso con gli occhi chiusi, un sorriso che è un incisione nel pongo e zero parole da aggiungere.
Ricordatemi così.

Quando arriva Lulù on the bridge non è presto e non è tardi.
E’.

Dopo sono vodka&lemon, vodka sour, acqua, sguardi e parole che fanno ridere.
Allora poi si pensa alle solite cose ritrite.
Tsk-tsk.
Parliamo cantiamo urliamo facciamo bordello saltando, sfidandoci, sorreggendoci, sfiorandoci, ridendo, fermandoci in stupide gratuite scenette come in un teatro di varietà a nostro uso e consumo, le parole che vanno a destinazione stranamente, nel vapore e nel buio, con incursioni di delirio e sorrisi compulsivi, quasi che a conoscerci dovessimo partire dal caos, tante briciole buttate sul tavolo con la sicurezza che si comporranno da sole.
Fiducia a gò-gò.
-… e pensa, signorina, sono addirittura etero!
Boffa annuisce, Mademoiselle Calais scoppia a ridere e Lulù on the bridge si allontana di poco verso il muro con una mano sulla bocca a trattenere la vodka sour per poi urlare: sei proprio un coglione!, e suona come un atto di stima.

Arrivano le bolle di sapone, il futuro sono sempre i ragazzini, voglia di fare altro pensare altro agire altro.

La bolgia è data dal caldo umido della cantina extra-size che è il Diamond, dalle droghe e dall’alcool e dal ballare e dai sorrisi.
Sorrisi sparsi tra tutti, tra età che vanno dai diciotto ai cinquanta, sorrisi nei vestiti e negli occhi e dietro le lenti, sorrisi negli approcci e nel bordello, sorrisi che non ricordavo così potenti e positivi da un sacco di tempo, non nella notte spessa della città, che ha perso il suo sorriso da troppo tempo tra risse e lame e scazzi e merda.
Non è il posto.
E’ la serata.
Dove c’è Lella, stai bene.
Dove c’è Manette, anche.
Per non parlare dei Wooden e delle loro teorie che a me paiono di gomma.

Dice, Lulù, che si chiama Lulù.
Non posso non crederle.
Anche perché appena mi guarda e suggerisce a Mademoiselle Calais che sono uno dei Cure, di colpo arrivano i Cure.
-… hai visto, Lulù on the bridge?... dovrei farmi di anfetamine o roba, invece sono in un simil acido e mi sembra di essere in un museo e voi siete i quadri…
Di nuovo, la signorina ride.
La signorina è davvero Lulù.
Lo capisco dopo un poco che la chiamo Lulù on the bridge, e dopo che mi ha detto di chiamarsi Lulù.
Già, dice Lulù, che si chiama Lulù.
Che altro?
Lulù.
Lou-lou.
Loulou.
La prima, quella di Pabst, rivisitata e ridisegnata per l’occasione,dopo essere stata versata in una bacinella di sorrisi, vodka sour, rock’n’roll e una latta di vernice nera.
Ah, cazzo.
Dimenticavo.
Occhi di gatto che se ne va sui tetti e un sorriso che potrebbe sfigurarti.
Mi fido.

Mademoiselle Calais lo sa che devo metterci del romanzo.
Non basta mai quello che recupero, perché non riesco a recuperare altro. Non svelare i segreti, creare un altro senso, buttare speranza a voi che entrate, coltivare il senso di cullare un bambino, dare valore, walking on sunshine.

Poi, tanta paura, i colpi bassi delle droghe consumate e che durano sempre di più, da un poco di tempo a questa parte, persone che barcollano, occhi sparati, troppi maschi, huligani della droga, disperazione, confusione, acqua, ore legali che non si capiscono, Lella e Marnie e perché me ne sono andato senza un motivo e dai tombini arrivava Never be alone, urla, piazze, taxi, paranoia, in testa per tre giorni Psychokiller, qu’est ce que c’est? Fa fa fa fa fa fa fa.

A dire, una notte in compagnia di Mademoiselle Calis e Lulù on the bridge che se ne vanno abbracciate verso i Muri, strafottenti e cazzone, con un passo che tiene lontano gli stronzi.

50.Una postilla di Psychokiller ai rockers della cripta

Gli amanti dell’Amantes.
Già.
C’è questa ragazza di nome Ana, svedese dice la Calais, alta e biondo paglia e forse ubriaca, aspirante attrice e nel frattempo non si sa che cosa, che per tutta la notte è stata da recuperare da qualche parte, e ogni volta che la Calais se ne preoccupava, lei sbucava vicino a noi con un cocktail in mano.
Siamo apprensivi, cazzo. Deve essere una questione di età.
Poi succede che alle sei del mattino scendiamo da un taxi in piazza della Repubblica, sotto, vicino a corso Giulio e pioggia dappertutto, e ci avviamo verso una cosa che dovrebbe essere un ingresso di casa, e lei dice di prelevare, e non capisco più niente.
Tubi Innocenti e impalcature e sacchi di cemento e sabbia e assi di legno. Mattoni. Una porta che è un’uscita di sicurezza in metallo, con la stranezza che qui si entra, non si scappa.
Ma sto scappando dalla tristezza paranoica delle droghe prese, dal vuoto della città e dai cadaveri che strisciano lungo i muri, da quella cazzo di sensazione che richiede di essere accuditi e non siamo in grado di farlo per noi, quelle merde che capitano quando ti rendi conto che ogni cosa ha il sopravvento, e non riuscire a capire tutto questo alla mia età è un pacco.
Così.
Mi vuole uccidere.
E’ una putta.
E’ cortese di natura.
Non esiste e me la sto immaginando.
Non so un cazzo e non voglio un cazzo.
So che non voglio perdermi a piedi di domenica all’alba buia che non c’è, fuso e logorato e preda di qualunque cosa e rischi annessi, voglio solo asciugarmi, capire le briciole, tornare a casa, non tornare mai più da nessuna parte.
Dietro quell’ingresso maciullato da lavori in corso, legno, spazzatura, ferro potrei aspettarmi una crack-house o un Hotel Nigeria sovraffollato o un raduno di maschi di Timisoara, e invece si manifestano ampie scale e larghi gradini.
Sono fradicio, umido, allucinato, neanche stanco. Provato. In un museo la cui vista sta diventando insostenibile. Troppo presente. Troppo tutto.
Sono le porte a fotterti, quando le apri. Dietro questa, c’è un enorme ingresso che si perde in stanze e soggiorni e bagni e cucine, con porcellane e ceramiche e marmi, vasche da bagno di fine ‘800 e pomelli decorati a pennello, affreschi e quadri, soffitti che si vanno a confondere con l’infinito e piccole sculture, sedie in velluto e finestre alte quanto le puoi vedere, e ancora di più.
Non è colpa delle droghe.
Esiste tutto.
-… questa è la casa delle fiabe, e insieme è un tranello alla mia confusione?
Perle ai porci.
Vaffanculo. Non so quanto merito questa casa di un altro tempo, che concede svago al mio cervello e lo solletica con affreschi, tende, tappeti, luci, vestiti sparpagliati, quelle cose che ti accudiscono e ti fomentano insieme, una suggestione in più a credere a ciò che pensi e come lo pensi.
Sdraiato sul tappeto, sotto lo sguardo misericordioso di questa giovane sconosciuta che, povera, le può passare qualunque cosa per la testa, anche pensare che sia io a volerla uccidere e poi venderne il corpo a brandelli al Balòn tra poche ore, stanco, con allucinazioni in libera uscita, le mie, capisco che il soffitto non può tollerarmi oltre.
Arriverà un altro taxi a raccogliermi sotto la pioggia in piazza della Repubblica, luce di lampioni e distante da tutto il resto, bagnato e di nero vestito, tremante, gli occhi come fari a raccogliere ogni minimo dettaglio, un sorriso devastato che ricorda un taglio, stanco, il freddo della fine delle cose, subito dopo il funerale e i corvi che corvano, e poi, soprattutto, non imparerò mai a averne abbastanza.
La redenzione è morta, signorina. Ci resta espiare.

domenica 25 dicembre 2016

another one

Priva di emozioni positive, mentre bevevo il caffè pensavo che comunque il Natale ha sempre avuto un influenza malinconica su di me, come avesse il potere di buttarmi in solitudine anche quando sola non sono.
Probabilmente ha origini antiche.
I primi Natale della mia vita li ho passati in solitudine con mia madre festeggiando con quel poco che avevamo ed è forse la malinconia impressa sul volto di mia madre che non poteva offrirmi di più o credeva avessi voluto di più (mentre per me era importante che non mi abbandonasse), che ha condizionato tutti gli altri Natale a venire.
Dopo qualche tempo mamma è riuscita a scrollarsi di dosso quell'introversismo tipico dello scorpione ed allora entrammmo nel giro dei Natale dai vicini di casa, credo sempre perchè era brutto lasciarci a festeggiare da sole.
I Natale dai calabresi furono una vera manna per me che non avevo idea di come fosse una famiglia normale in più imparai a giocare a tombola, a sparecchiare il tavolo e a stare fuori a giocare con gli altri bambini (una delle quali diventò la mia migliore amica per sempre).
Quella famiglia era numerosissima ed ogni anno io e mà venivamo coinvole nelle loro beghe interne anche violente che magari finivano per la riunione di Pasqua o viceversa oppure si chiudeva il caso Andrea/Genny per aprire quello Mimmo/Rosa, una cosa continua insomma, per quello noi bambini stavamo fuori a giocare.
Per quello io e mamma ogni volta che ci ritiravamo nella nostra casa passavamo dita sulla fronte sospirando.
Per questo ogni Natale inevitabilmente mi sento un po' sola ma poi penso non siano messi bene neanche quelli che devono stare in famiglia e inizio a cazzeggiare in totale libertà nel senso che mi dispenso pure dalle mie di regole e riesco a venirmene fuori con malinconica allegria anche grazie alla mia amica Maria.
Quel che mi spaventa è l'avvento del 2016+1!

martedì 20 dicembre 2016

s-considerazioni


Dunque, ci eravamo lasciati che quel pagliaccio di Trump aveva vinto le elezioni, subito dopo sono riuscita a perdere il referendum senza neanche andare a votare; ero la più indecisa di tutti anche perchè della costituzione io volevo abolire il primo articolo, quello che dice che questa nazione è fondata sul lavoro e sulla famiglia.
Lavoro non ce n'è, la famiglia procura solo guai e problemi a me sembrava logico eliminare eventuali infelicità alla radice invece si sa, io penso una cosa, il popolo un altra

Il certificato elettorale me l'ero portata dietro magari mi veniva voglia di esprimere il mio parere, chissà; ero a cena con le mie amiche da Michele loco in cui son riuscita a litigare con un tamarro a cena lì con tutta la famiglia giunta da Foggia, credo, urlavano come parte di essi fossero rimasti al paese e quando gli ho fatto notare che non riuscivo a sentire cosa diceva chi avevo di fronte lui, il tamarro, mi ha dato della comunista.
Evidentemente i discorsi in dialetto urlato lo annoiavano e lui si faceva i cazzi nostri, mi avrà sentito dire che con un Trump emergente che evidenzia la sua simpatia per Putin che è sconsideratamente attratto da Erdogan sarebbe stato bene farci trovare uniti -noi europei-, invece è andata diversamente il popolo bue ha deciso che era meglio la bagarre ed io comprendendo che il tamarro avrebbe votato No proprio in quel momento ho deciso che  sarei andata e avrei votato Sì ma non ho fatto in tempo, erano le 22.50 quando sono uscita dalla pizzeria.
Da buona tifosa però, appena giunta a casa accendo il tv e mi rendo conto immediatamente della debacle, non vi dico che tortura vedere Salvini felice, la Meloni pure (sta a vedere che sono davvero comunista?), Berlusconi anche...
...non ce la posso fare.
Risultato?
Son stata per settantadue ore fissa su Raistoria!
Mai provato simpatia per Renzi se non durante gli ultimi giorni (affinità tra loser), ma giuro che fossi stata lui, sarei partita per Courmayeur con aereo presidenziale e famiglia completa al seguito e avrei postato solo foto di me (lui) in costume su telo d'ermellino tra la neve mentre Agnese ci ingozza di montblanc (il dolce).
Taglio il resto di delizie che mi sarei concessa perchè neanche due giorni dopo la situazione ha virato a mio favore: il crollo di roma, che c'è di meglio?
Godo tutt'ora come una faina.


La verità è che fino a ieri sera godevo come una faina poi purtroppo l'attacco a Berlino.
Ma sti cazzo di isis che hanno, una mappetta delle mie città preferite? New York, Parigi, Nizza, Berlino... ...ma perchè a Londra no?
A Crotone, Barcellona, Roooooma e daje!

mercoledì 30 novembre 2016

Marghe


Cazzo Marghe quante risate ci faremmo, se solo fossi ancora viva, a seguire le marachelle del tuo congiunto.
Ricordo ancora la tua ingestibile gioia quando incredibilmente! ci siamo incontrate a Bologna ed avevano appena arrestato Edo in Kenya per possesso di droga, eri incontenibile, continuavi a ripetere:
"Hai capito???? Ora non sono più io la pecora neraaaaaa, tieeeee'!!!"
E così abbiamo festeggiato insieme lì, a Bologna che ci guardavano male pure quelli dell'Isola dov'ero ospite.
Eri nata così, ribelle e col tempo sei diventata rabbiosa perchè l'unica cosa in cui credevi e che cercavi era Amore, anche solo l'amore di un uomo se proprio l'Amore Universale era difficile ma nessuno era in grado di dartene almeno un po', magari disinteressatamente. Nessuno tranne l'unico che tu abbia mai amato ma che mai ha amato te e te l'aveva pure detto in faccia, dopo anni di forse ce n'è.
Le serate da te alla Fetta di Polenta a guardare in loop gli Stones a Woodsrock o in alternativa i Doors non facevano che incoraggiarti a vivere la vita in quel modo lì anzi, per te era possibile vivere la vita solo in quel modo ma difficilmente ciò si legava con le esigenze di etichetta delle quali provavi a fregartene quasi come tu sapessi quanto poco tempo avessi a disposizione.
Tutti ricordano i tuoi balli sfrenati fino a scioglierti nella musica la quale filtrata da te diventava sudore, puro sfogo.
Avevi deciso di vivere da reietta che sennò si pretendeva troppo, preferivi pensassero che eri irrecuperabile, questo ti faceva sentire libera, dicevi.
Seguirono altri duri colpi per la Famiglia e tu dovevi mantenere l'aplomb ma non vedevi l'ora di tornare all'altra te, quella che la facciata neanche sapeva cosa fosse ed allora bruciavi la candela da entrambi i lati, bruciavi d'Amore per Ferdi che poi si è innamorato di un altra e per quest'altra si è ucciso.
E' stato il colpo più duro proprio in quel periodo poi, che avevi subìto anche un gravissimo incidente: 'rottura del bacino'. Ti avevano investito ed erano pure tornati indietro in retromarcia per vedere cosa avevano investito, passando più volte sul bacino
... anche il destino cercava di ingabbiarti con le viti che ti attraversavano la vita.
"Vedi Lella, l'unica cosa di cui non ho bisogno nella vita sono i soldi ed ora per questo incidente e per portare altro dolore mi danno trecento milioni, mi sembra una beffa!"
Volevi morire già da un po' ma da sola avevi fallito; mi hai persino chiesto aiuto in tal senso, volevi addirittura pagarmi ma io l'avevo buttata a ridere: Seee, conoscendoti lasci un biglietto con su scritto 'se muoio è stata Lella', eppoi non ho voglia di ucciderti sennò resto l'unica sbandata della città...
E allora hai fatto da sola, una siringa in un braccio, una nell'altro come Lui.
L'ultima volta che ci eravamo viste qui, davanti a Fiorio, avevamo litigato di brutto e purtroppo non abbiamo avuto il tempo di fare pace, avevi troppa fretta di andartene.
Ero già ospite di Malcolm il giorno del tuo funerale, lui mi aveva chiesto se volevo venire ma non ero messa bene in quel periodo, nessuno dei tuoi amici era messo bene, io ho preferito disertare e così han fatto gli altri ma devi sapere che tua madre avrebbe preferito che ci fossimo, lo so per certo, l'ha detto a Mal, "sarebbe sembrato più vero!", parole sue.
Grazie a te, a Ferdi, a Edo e molti altri ho capito che davvero i soldi non danno la felicità, che ognuno è solo a modo suo e che se hai un amico vero, è bene che tu ci faccia pace se hai litigato che si sa mai quel che può succedere; a me è rimasto l'amarone però sento che non siamo rimaste litigate (erano passate solo due settimane, di solito neanche un mese ed eravamo di nuovo a cazzeggiare insieme) e soprattutto Marghe devi sapere che Lapo è molto più pecorone nero di te, saresti euforica, non staresti nelle mutande, rideremmo a crepapelle, lo so!

martedì 22 novembre 2016

incistatissima!


L'altro giorno ho dovuto eseguire noiosi compiti col picci e mentre attendevo con s-pazienza si caricassero file ecc., mi son messa a cazzeggiare cercando notizie su Lady Cacca ed ho così scoperto cose INAUDITE!!!
Intanto che ho guadagnato 372ecc euo grazie a questo Blog!
Certo, non è chissà quanto in cinque anni ma se tieni conto del fatto che secondo me lo stavo facendo gratis, è una sorpresa nonchè una gratifica, no?
Sempre lì c'era scritto che sono 393.eccesima  nella classifica italiana (ahimè, per tre giorni ero convinta mondiale! ) ma va bene lo stesso, se conti che c'è il blog di grillo, quello di Bordone, quelli dei fashion blogger, quelli di ogni grillino...
Insomma, siccome sono abituata a tenere le aspettative sempre a cuccia per me questi sono risultatoni!
Per rendere l'idea di quanto le mie aspettative striscino proprio per default, immaginavo che tale risultato avrei potuto ottenerlo solo da postuma come John Fante 

aaaazzz che paragone, meno male che strisciavi...
Hi, hiiii...
Pensate che per ogni vostra cliccata guadagno ben 0,003cents, chi l'avrebbe mai detto?
E così l'altra notte mentre non riuscivo a dormire, ho pensato che devo scrivere di più, non tanto per diventare ricca ma perchè è bello ricevere riconoscimento facendo quel che ami.
Un po' come quando ti pagano per mettere i dischi o per andare a ballare ed invitare gli amici... ...bisogna dirlo, son stata alquanto fortunata pur se sempre in altalena!
Purtroppo però mentre pensavo insonne a quali post avrei potuto produrre tenendo conto del fatto che ormai ho capito che vi piacciono più che altro i racconti di Lellazepam, mi son trovata a corto di memoria, se solo ci fosse il modo di fare una Tac all'amigdala prima che mi scada l'esenzione per sapere come sono messa, sarebbe comodo. Bellissimo no che il risultato potrebbe essere sconfortante e qui le striscianti aspettative c'entrano poco, questo è realismo: io dimentico tutto!
Per esempio mi vengono degli aneddoti e subito il dubbio di averli già scritti o forse no, forse li ho solo raccontati un casino di volte?
Nel caso abbia già scritto quella storia, fortunatamente ho un Jolly, si chiama Barbara e si ricorda quasi frase per frase quel che scrivo quindi Barbara, chiedi ad Ortensia il mio numero che cazzo, devo mica sempre e solo incontrarti alle feste, quando ho bisogno di te e della tua memoria ma non ho voglia di uscire come altro posso fare?

C'è un ricordo che mi ossessiona proprio perchè senza soluzione dato che solo io potrei risolverlo se avessi memoria; passando da Porta Nuova son stata colta da lampo (proprio come quello dei fumetti): mi son vista dove si facevano le prenotazioni, nel grande atrio e ricordato che passavo molto tempo seduta sulle lunghe panche di marmo, solo che non dovevo fare biglietto ne' partire, facevo qualche losco ciocco che proprio fatica a riemergere. Non credo fossi lì ad attendere pusher anche se ero talmente spavalda da godere a fare i truschi in faccia agli sbirri.
Forse qualcosa che ha a che vedere con le caselle postali dato che ero senza fissa dimora ma tenevo lo stesso corrispondenze?
Forse cambiavo valute o travel-cheque?
Cazzo, fosse ancora viva Debora, lei lo saprebbe che sicuro siccome ero a Porta Nuova dopo passavo da lei sotto i portici...

Vi lascio con questo mistero che sicuramente non lascerà me.

domenica 13 novembre 2016

altAliena


Più di un mese che non scrivo, mai successo eh?
Magari qualcuno ha pensato avessi soppresso il blog ma la verità è che mi sono persa nella merda che sta sommergendo il globo.
Certo dagli americani me l'aspettavo una sorpresa di questa portata, mi avevano deluso già quando hanno votato un negro piuttosto che una donna, stavolta invece di, hanno scelto un handicappato e fanculo il politicamente corretto, che abbiamo noi donne, la lebbra?
Per non buttarmi nello sconforto prendo in prestito le parole della Geppi: ''Il mondo non è ancora pronto per farsi guidare esseri superiori!''
Al di là del pessimismo cosmico cui aggiungo anche la debacle della sonda Schiaparelli (non era male pensare di fuggire sul pianeta rosso), io sto altalenamente bene, qui di seguito due episodi che lo confermano (che sto bene in altalena).
Episodio 1
Grazie al gruppo di Polvere (giornale di drogati ed altro), riesco a smorzare i tempi per fare analisi approfondite al fegato.
Oltre a quelle del sangue che meno male che ho l'esenzione sennò costavano trecento euo, riesco finalmente ad eseguire il fibroscan, una modernissima e non più dolorosissima biopsia.
Già mentre mi pizzicava il fegatuccio il dottore non emetteva suoni sgradevoli anzi diceva cose tipo: ''Ma questo è un fegato normale!''

ciò perchè l'avevo informato di essere positiva all'epatite C dal '90, ma non è finita 
quando siamo passati nel suo studio ha confrontato tutte le carte, guardata e con soddisfazione aggiunto che io molto probabilmente sono uno di quei rari casi in cui il virus rimarrà dormiente.
''Non svilupperà mai la malattia, capisce???''
E non la trasmetterò mai a nessuno?
NO!

Tumore al fegato?
NO!
Non mi spetta neanche la cirrosi epatica?
NO!
Ad un certo punto deve essersi reso conto di essere più felice di me e mi chiede se ho capito bene, io dico:

Sì certo, però sa dottore, è da trent'anni che ho un unica certezza ed è quella che morirò per qualcosa al fegato connessa, ora lei mi sta dicendo che devo trovare un altro modo di morire, se permette sono destabilizzata...

Cercavo altri modi di morire?


Episodio 2

Sfrutto in pieno l'esenzione e mi faccio anche le lastre alla schiena per capire se questo dolore ormai sempre presente dipenda da un ernia o checazzoneso', mi reco all'Oftalmico purtroppo di mattina, neanche fatto gym, che cazzo... il radiologo mi posiziona, va alla sua macchinetta ed inizia a chiedermi se ho avuto incidenti
mmmmm
Io vedevo la mia immagine interiore riflessa nel vetro dietro di lui e notando una situazione diciamo un po' serpentina gli chiedo:
Ma è davvero così storta come la vedo io?
''Eh sì, a parte questa evidente scoliosi (e indica la zona lombare), è preoccupante questa artrosi cervicale, qui è messa come una donna di settant'anni, se non ha avuto incidenti e fa ginnastica come mi ha detto, non può che essere di origine genetica!'' (Grazie mamma!)
Mi spavento, rimango in silenzio un attimo, lui cerca di rassicurarmi dicendo che comunque solo l'ortopedico può emettere una sentenza affidabile ma io rimango sulle mie finchè non elaboro finalmente la domanda intelligente:

Scusi dottore ma non potrebbe essere una questione organica?
Lui mi guarda stupito

Voglio dire, io non sono per niente fotogenica, può essere che venga male anche dentro?
Devo dire che ha riso molto.

Per rassicurare chi mi vuole bene dico che pure l'ortopedico a vedere le lastre ha detto che ho settant'anni  ma poi mi ha fatto fare alcuni esercizi ed alla fine ha detto che il resto della schiena è molto flessibile e siccome era molto simpatico (un interista/granata, il massimo del masochismo), ha parafrasato il radiologo:
''Diciamo che la sua schiena ha sessant'anni, non settanta!''
Beh dai, mi ha tolto dieci anni e trovato un nuovo modo di morire, ora so che probabilmente morirò come Anna Marchesini, sigh!


avete notato che litigo con le virgolette e che anzi le vorrei abolire?

giovedì 29 settembre 2016

Torino è la mia città (ed è pure magica...)


Ma come cazzo si fa a crescere ogni anno di più restando sempre gli stessi?
Come si fa ad essere sempre più fighi nonostante il tempo che passa?
Come si fa a tenere l'anima intatta nonostante le contaminazioni generazionali/artistiche?
Cosa succede sul palco degli Amici di Piero?
Cos'è che fa trovare una marcia in più ad ogni gruppo che vi partecipa?
No perchè la cosa è quasi grave per me, ieri mi sono addirittura entusiasmata per gli Statuto. Non so cosa gli sia capitato ma hanno iniziato con un tiro che ricordava gli Suede ed hanno continuato così...
Che cazzo è?
Non vi dico i Punkreas...
Erano proprio felici di suonare a Torino, hanno fatto una carneficina, indotto serotonina + adrenalina + endorfina, roba da riprodurre chimicamente per guarire chiunque dalla depressione. Giuro che mi farei crescere vene nuove pur di farmeli!
Poi pensi: "Vabbè, dopo questo non si può che scendere", invece no.
Pure i Fratelli di Soledad si sono lanciati in assoli chitarrosi che ti dovevi fregare gli occhi per poi dirti che no, sono proprio loro, i Fratelli!
Quindi ora si scende?
No, ovviamente salgono in cattedra i Subsonica che erano perfetti pure stilisticamente; Samuel aveva una camicia che pareva dovesse partire per Pechino Express ma era perfetto, luci perfette, tutti matti!!!
io guardo sempre Max perchè ha la mia età e mi immagino che anche lui si irrigidisca quando urlano "SALTA!", poi Vicio col basso e le movenze Dark/Wave...
Che fighi!
Dico niente sui Monaci del Surf perchè lo sanno tutti che sono i miei preferiti però han fatto una cover di Keep em separated dalla quale dovrebbero imparare gli stessi Offspring!
I Mau Mau (che dividevano il palco coi Bandakadabra e infatti sembravano i Schola Cantorum) come al solito li ho evitati a causa del mio odio inconscio per la fisarmonica ma a sorpresa e purtroppo è una cosa che abbiamo visto solo noi dietro il palco, han continuato a suonare in fila indiana fino al privée, davvero FICHISSIMO anche se inconsciamente odio pure le Bande.
Ma allora, cos'è, COS'E' che succede su quel palco?
Magia?
Io credo di saperlo...
Dev'essere l'anima di Piero, con quella di Caterina, con quella di Tannoia, con quella di Fabio il Negro, unita all'anima Rock di questa città che è magica e non per modo di dire.
Dai Milano, Roma, Napoli, provate a rubarci pure 'Gli Amici di Piero', vi verrà fuori una bella merda perchè NOI siamo Torino e voi non siete un Cazzo!
scusate la banale citazione ma quando ci vuole ci vuole

 
P.S.: alcuni gruppi non sono stati nominati o perchè avevano già suonato o perchè mi ero persa nel privée o perchè cercavo bagni alternativi con Gaia e Vanessa.
Ho dovuto andare via con sommo dispiacere quando suonavano i miei Linea77, l'ultima immagine che ho negli occhi è quella di Maggio caldo come il sole ma purtroppo tale sole non giungeva alle mie giunture usurate e doloranti.
P.S.2: pure il mio più coetaneo di tutti -Casacci- si è ritirato nello stesso momento, altrochè "SALTA!"

Tati... Visto che Zalone si è dato alla beneficenza a modo suo, perchè non provi a chiedergli se lo presenta lui l'anno prossimo? O sennò dato che siamo scemi uguale, perchè non chiedi alla tua amica? Sono pronta a chiamarmi Lady Checca, se vuoi...

venerdì 23 settembre 2016

incidenti

La notizia è questa:
lunedì mentre tornavo dal party di compleanno del Barbiturici ero talmente ciucca che avrei potuto morire schiantandomi contro ogni muro incrociato da via Montebello a casa; quando son riuscita a giungere nell'androne stavo praticamente cantando vittoria quando perdo il controllo della bici (da ferma, piedi a terra) e invece di mollarla che tanto ne' lei -la bici- ne' i dischi si sarebbero fatti male, l'alcool mi ha consigliato di seguirlo il ciclino e così son caduta di faccia -lato sinistro- conficcandomi parte degli occhiali nell'angolo dell'occhio.
Risultato: occhiali spatarrati e occhio nero.
Il momento angosciante è stato cercare la lente perduta al buio, da cieca, nel parterre del mio cortiletto che a quell'ora (quale ora non so...) è di solito arredato da sacchi dell'immondizia prodotti amabilmente dalla birreria sottostante; 

l'unico lato positivo, Jello che a sentire quel trambustio deve aver capito che avevo combinato una Lellata ed ha iniziato a miagolare disperato. Jello crede di essere un cane e non miagola MAI quindi questa sua disperazione mi ha fatto pensare che in fondo anche se fa tanto il duro, sta iniziando a volermi bene e comunque pur di salire al più presto per confortarlo nonostante buio e cecità trovo la lente piuttosto in fretta. Un miracolo!
Insomma, dopo ciò nasce l'esigenza di un occhiale nuovo.
Benedetta, visto che siamo in prossimità del mio compleanno, mi dice di andare da Fulcheri che sono suoi amici ecc. ecc., che me li regala lei, no problem.
No problem...
Evidentemente negli anni diabolici devo averlo colpito Fulcheri, quindi all'inizio stavano un po' sulle loro ma siccome pecunia non olet, han fatto buon viso a cattivo gioco ed io ho ricambiato cercando di non farmi prendere dall'indecisione -che è la mia specialità-, ho scelto velocemente un occhiale che mi piace tanto, mi han fatto una visita coi controcazzi, detto che ho perso due diottrie (mi sembrava...) ed altrettanto velocemente mi han fatto trovare gli occhiali nuovi pronti.
Li provo, ci vedo benissimo, mi stanno benissimo -d'altronde ho un ovale perfetto (hi, hiii!), difficile mi stiano male gli occhiali, il problema sorge quando mi avvicino allo specchio: ci vedo talmente bene che tutti i difetti del contorno occhi mi sembrano ingranditi -compreso l'occhio nero.
Il dilemma attuale è: possibile che io ci veda molto meglio ma che purtroppo ci veda meglio anche chi ho di fronte?
Tutte le mie magagne, la palpebra alla Fallaci, le sopracciglia da rivedere, le occhiaie, lì in bella vista alla mercè di tutti!
Azz!
Oggi ho richiamato Fulcheri, espresso i miei dubbi ed alla fine mi ha invitato ad andare per vedere se troviamo un modello più stretto che riesca a coprire i difetti che gli ho elencato.
Prima di chiamare ci ho pensato un bel po' temendo un diniego ma come al solito mi è tornato alla mente il motto di Caterina Farassino: Provaci sempre al massimo ti dicono di no!

Mi han detto sì!
Grazie ancora Cate!

venerdì 9 settembre 2016

da Maurizietto

Conosco Maurizietto da quando aveva quattordici anni e faceva il jolly da Inferno ma siccome tra clienti e commessi (commessi fuori dall'ordinario come pure i clienti) l'età media era sui venti, per gran parte della sua vita Mauri è stato chiamato il Gagno.
Gran lavoratore e pure comunicatore direi, dopo un bel po' di rodaggio gli fu dato in gestione Suicidio, tranche giovane di Inferno, sita nel bel mezzo di via Po.
Viste le doti sopra elencate, Suicidio diventò da subito un ritrovo per KIDS di ogni specie (Punx, Skins, Rock'n'Psycobilly, Rocker semplici, metallari ecc.), se ci passavi di sabato pomeriggio e non eri un Kid ti conveniva passare dall'altro lato di via Po perchè lì di fianco al DueSalette e per tutta via San Francesco c'era una folla di creste, rasati, capelloni, cappellini e tinte di ogni colore e forgia e se eri un normal, venivi preso per il culo per forza.
Questo è il passato, oggi Maurizietto ha smesso i panni del gagno per raggiunti limiti di età ma le sue doti sono ancora in vigore, lavora come un pazzo nel suo negozietto/laboratorio di via Verdi e continua a comunicare con tutti.
Ma tutti TUTTI!!!
In pratica è il mio facebook personale, mi spiego meglio:
siccome stampa magliette- spillette- tazze- magneti per il frigo- banner- sciarpe di diverse tifoserie- striscioni e chissà che altro personalizzati, quando vado da lui vengo a sapere tramite i suoi prodotti chi si è sposato- avuto un figlio- aperto un locale- aperto un attività di altro genere- formato una nuova squadra- addirittura chi è morto o quale sarà la prossima manifestazione (Gay Pride, Vanchiglia Pride, Salone del Lutto, Giornate della Birra, Movement, Club to Club, Savana Potente), insomma tutto TUTTO quel che succede in città, lui lo stampa su tazza- maglia-  spilletta- magneti ecc. e io che vado da lui spesso vedo in anteprima qualsiasi foglia si muova in città.
Ho detto città? Che errore! e sì perchè lui ha contatti con tutti i Punx, gli Skins, i Rocker, i Rock'n'Psicobilly ed i metallari che hanno cambiato città. Che siano andati a Londra, Tenerife, nel canavese (o siano spariti solo perchè han messo su famiglia), nessuno se ne va prima di passare da Maurizietto e se non sono riusciti a passare quando sono partiti, passano quando tornano durante le feste comandate per rivedere le loro famiglie nelle quali includono evidentemente anche lui e quindi tramite Mauri io vengo a sapere che fine ha fatto questo o quello ma spesso sono fortunata e li incontro di persona perchè anche se meno folto del gruppo di via Po, non si è perso il vizio di fare raduno da Maurizietto dove oltre ai desaparecidos incontri anche le rockstars nostrane che magari son passate a ritirare il materiale per il tour.
Addirittura ora che coi gobbi ci odiamo un po' meno (sempre per raggiunti limiti di età, non per altro...), capita che esponenti delle due tifoserie si trovino in negozio a discernere su questa o quella partita, sulle botte prese e/o date, a giudicare gli striscioni esposti, a sfottere perchè una delle due squadre torinesi è stata eliminata dalla Champions (hi, hi!!!), in tutta tranquillità, manco fossimo in Svizzera!
Ovviamente il suo fb è intasato da chiunque e se devo cercare qualcuno come è successo per Max, vado da lui et voilà, lo trovo; in pratica Mauri è meglio dell'anagrafe!
Anche se mi tratta sempre malissimo Maurizietto è il mio uomo di fiducia delle bollette, sì perchè siccome mi tartassano, ho paura ad aprirle da sola e allora vado da lui così almeno se svengo mi regge (o farà finta di non essere arrivato in tempo) ma comunque mi da' conforto sia che mi dia qualche consiglio o mi prenda per il culo.

Da secoli fidanzato con Simona che mi batte in acidità e cinismo, se devo esorcizzare qualche paura è sicuro che passo in negozio da loro a minimizzare la faccenda anzi, penso spesso che bisognerebbe girare una sit-com in quel negozietto!
Informo le nuove generazioni che PSYCHE è in via Verdi, 45 ed oltre tutte quelle cose personalizzate vende anche abbigliamento di regime, nel senso che è fedele allo Kids Style, t-shirt Rock, camice da Mod e tanti tanti gadjet dal grinder al mio adorato bracciale a manetta ma può comunque esservi utile nel caso dobbiate stampare magliette, spillette, tazze ecc., perchè avete aperto un locale, vi siete sposati, avete avuto un figlio o addirittura siete morti.
Ecco Mauri, questo post te lo devo da quando ero tossica e mi facevi usare Suicidio come ufficio per riprezzare la merce rubata prima di passare dai ricettatori. Te lo meriti perchè nonostante fossi tossica mi cagavi lo stesso e perchè mi sopporti tutt'ora che sei praticamente il Server della città.

P.S.: se solo non dovessi spiegargli cosa vuol dire, il post si sarebbe titolato Chez Maurizietto


metallari minuscolo per diversi motivi

venerdì 26 agosto 2016

acido citrico

C’è stato un periodo in cui lo spaccio passò di mano dai marocchini ai neri i quali neri proposero un nuovo tipo di roba moooolto buona ma che aveva la particolarità di dover essere sciolta con l’acido citrico sennò era come farsi acqua calda.
L’acido citrico altro non è che succo di limone concentrato in polvere ma solo poche farmacie ne erano fornite e te lo davano senza problemi, una di queste era la Sempione di via Gottardo.
Siccome per qualche strano motivo lo spaccio ai tempi si era spostato verso Barriera, la Sempione diventò presto la farmacia più gettonata.
Purtroppo i tossici non possono mai muoversi in tranquillità coi loro adorati pusher e infatti pure madama cominciò a frequentare massivamente la zona tanto che spesso ci si dava gancio con gli spacciatori di colore nelle fabbriche abbandonate
nei dintorni; nei dintornoni oserei dire dato che la zona era vasta e andava da corso G.Cesare/Novara a via Cigna e quando ci capitavi di notte nelle cattedrali ex industriali c’era da cagarsi davvero in mano che non solo non si vedeva dove mettevi i piedi ma se alzavi lo sguardo verso i piani alti, vedevi solo ombre nere (mi spiace per i buonisti ma ombre di colore non si può sentire), che parevano fantasmi ancora più spaventosi dei fantasmi classici a cui siamo abituati (quelli col lenzuolo bianco….).
Fortunatamente la cosa non durò molto, le piazze storiche ripresero le loro storiche attività ed i neri passarono dalla roba citrica alla misconosciuta (in italia) White.

Quando stamattina quando ho preso in mano il fanzinone del programma ToDays che Gozzi mi ha giurato di aver scritto da solo, li ho rivisti quei posti.
Beh, il giardinetto della Gondrand (così si chiamava prima che diventasse il giardinetto davanti allo Spazio 211) l’avevo già rivisto da sana e da sana pensavo: minchia quante pere mi sono fatta qui!, dato che con Can Go avevamo la postazione proprio lì, ma il resto è proprio tutt’un altra cosa.
Certo, è meglio anche se è tutto disseminato di rotonde e le rotonde mi ubriacano, mi viene la labirintite quando ci passo in bici, perdo il senso dell’orientamento, le seguo finchè non finiscono (quindi MAI)… 

Rotonde a parte c'è da non crederci a come sia
cambiata la zona e non mi pare vero andare da quelle parti non per cercare acido citrico ma per vedere concerti o andare a ballare.Nello specifico, non vedo l'ora di rivedere i Jesus and Mary Chain pur se credo sia impossibile bissare il successo inatteso che avevano avuto al Big nell'85.
Dico inatteso perchè girava voce avrebbero suonato solo un quarto d'ora e molti in città avevano fatto i sucatelli ed erano rimasti a casa mentre NOI irriducibili eravamo andati lo stesso.
Credo fossimo non più di 40/50 persone ma ci eravamo dotati di un flacone di popper e Loro con le Loro distorsioni coadiuvate da strobo indemoniate ci han fatto sentire come fossimo tremila ed han suonato per quasi un ora in osmosi con NOI fortunatissimi!
aaaaaah, bei tempi!
Poi beh, Soulwax, niente da dire, non vedo l'ora  di vederli, sono anni che attendo questo momento come non vedo l''ora di ri-infastidire Ivan Smagghe che avevamo ospitato più volte al Centralino per The Plug.
Bravo Gozzino, quest'anno mi piace più dell'anno scorso il programma, almeno su carta.

P.S.: la figlia de l'Oreal moglie dei Monaci del Surf mi precisa ad ogni sms che la strumentazione è quasi tutta di Genio, io l'avrei scritto nel fanzinone...

giovedì 25 agosto 2016

Ragazzi, ho problemi immensi col picci, domani verrà un amico per aiutarmi a risolverli ma mi gira troppo la pizza chè ho tutto un articolo in mente e spero di non dimenticare ogni cosa nella notte, il titolo è 'ACIDO CITRICO' e vorrei tanto riuscire a scriverlo prima che inizi il ToDays perché è collegato.
Mi scuso tanto per il disservizio




GRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!!!

martedì 9 agosto 2016

calcoli errati

Amici miei, non vedevo l'ora arrivasse agosto per avere tanto tempo a disposizione per scrivere invece questo mese di solito piatto si è rivelato più vivace del solito, mi pare quasi sia maggio!
E dire che la cosa non dovrebbe sorprendermi chè agosto mi piace passarlo nella mia città perchè i di troppo partono e i migliori restano così si può uscire e vedere solo chi ti fa piacere senza tutto il merdone di contorno. 
Nonostante ciò credo e spero in almeno una giornata da agosto vero, bella piatta, azzurra e noiosa e sarà quel giorno lì che tornerò con qualche mia storia.
Promesso.

mercoledì 29 giugno 2016

traditori


So di essere noiosa circa questa storia della Brexit e connesso Campionato Europeo, però mi sento come mi avessero rotto un sogno e nella mia scala delle cose inaccettabili al primo posto c'è proprio questo: infrangere sogni
chiunque lo faccia per me è un traditore.
Ma almeno adesso c'è Jello il gatto zozzone ad alleviare le mie delusioni anche politiche!
Speruma 'n bin, 
Miaooooo

martedì 28 giugno 2016

Cazzandra c'azzecca!

Quanto ho goduto ieri per l'eliminazione dell'inghilterra dagli Europei per piede dell'Islanda lo potete immaginare benissimo!
Le emerite merde che ci volevano insegnare a vivere, non sanno più neanche giocare a palla e son stati sbattuti fuori dall'Europa pure calcisticamente da una squadra di vichinghi che giocherà a pallone da non più di vent'anni, a loro, che il calcio l'hanno inventato!
L'avevo previsto ancora prima di quell'ignorantissimo referendum, hanno preso mazzate in campo e fuori e ora vogliono pure i tempi supplementari per togliersi dalla pizza...
..fossi la Merkel butterei i loro quattro stracci dal balcone come si fa con un ex fastidioso!
Quanto godo anzi, godissimo!!!
Non vi vogliamo più in Europa, andersen!, annettetevi alla Mongolia che vi sta a pennello tanto più in basso di così non potete scendere (ma io spero tanto di sì!).
La qui presente Cazzandra (al contrario dei giornalisti allarmisti) prevede che senza una zavorra stra-cara come voi il mio Continente preferito non può che ricominciare a volare e voi italiani semplici, date retta a Conte, mettete una maglia azzurra anzi, mettetene una blu magari con qualche stellina gialla che porta  buono e cominciate a sentirvi europei che da ora ne vale davvero la pena!


 

 

domenica 19 giugno 2016

gli europei del cortiletto


Hai voglia a insistere ad ogni tg, approfondimento e speciali vari circa l'Europa che non è unita da una politica ma dalla sola economia e pirippoppoppappero, quando ora che è in corso il campionato Europeo di calcio questi pingoni di giornalisti, presentatori ed opinionisti del quartierino si interessano e sciorinano notizie (tra l'altro per niente interessanti), solo circa questa penisola del malaffare.
Ma che minchia è???
A me gli Europei piacciono perchè si dovrebbero vedere i migliori di ogni nazione giocare nella stessa squadra, me ne fotte un cazzo della sola italia, io voglio che dopo ogni partita si parli di quella partita invece si parla sempre e solo di italia sia che debba ancora giocare, che giochi tra un mese...
E vai di ipotesi, senni di poi, biscottoni mentre io son lì che fremo per sapere almeno il risultato della partita delle tre o delle sei che grazie (ma grazie davvero!) a sky non ho potuto vedere e il risultato me lo dicono solo se la squadra che ha giocato alle tre o alle sei è nello stesso girone di questo paese del cazzo!
Ma mettimi almeno dei sottotitoli mentre sono obbligata a vedere Insinna sempre più disperatamente Insonne (vedrete che farà una brutta fine) alla ricerca di notizie, no?
Tra un po' neanche televideo e poi che fai, mi vuoi mettere pure il canone nella bolletta quando non svolgi uno dei lavori tra i più semplici da fare?
Te la fanno proprio odiare questa nazione, non che ci voglia molto; stavolta erano partiti meno sboroni del solito e sinceramente italia-Belgio è stata la prima partita decente tra tutte, addirittura stavo quasi tifando italia quando purtroppo hanno inquadrato bonucci e allora il mio neonato senso patriottico è schiattato all'istante (non ce la posso fare, lo odio troppo!) eppoi malauguratamente hanno pure vinto e allora per me è stata proprio la fine.
Addio sogni di interviste all'amore mio Muller, saperne di più su Almer il portentoso portierone austriaco, addio a sapere perchè la Francia non ha portato Ribery o capire come mai l'inghilterra faccia così cagare.
Se parlano di qualche calciatore è perchè gioca o deve giocare in italia, piuttosto di darmi un risultato e qualche immagine delle altre partite si parla di calciomercato, italiano ovviamente.
Persino sul Venerdì di Repubblica che di solito pubblica lo specchietto delle partite quest'anno c'era solo uno specchietto (inutile) che faceva vedere quali allenatori italiani erano impegnati ad allenare squadre straniere (spirito unitario ciao!).
E' mai possibile che a nessuno di questi intelligentissimi ospiti venga in mente di dire che per sentirsi europei forse basterebbe avere uno sguardo più ampio, una visione allargata del continente che abitiamo a partire dalle piccole cose di cui il calcio fa parte?

Per paradosso mi sembra quasi che gli unici a sentire veramente la competizione siano gli hooligans, hi, hiiii...
...ma quante mazzate hanno preso gli inglesi a Marsiglia?
Per me la Brexit è stata decisa lì, che se ne stiano nella loro isola del cazzo a mangiare male a dettarsi regole e privilegi tra loro e a schiacciarsi brufoli che hanno in abbondanza ma non provate a passare Calais che vi mando i russi, panzoni e ubriaconi che siete, mi spiace solo per la Vivienne! 

Insomma, ne posso più di questi che guardano solo il proprio cortile nessuna unità sarà mai possibile con questi 'cervelli' atrofici e presbiti.

Scusate lo sfogo ma a me l'Idea dell'Europa Unita piaceva molto, sono la solita illusa.

giovedì 9 giugno 2016

Quella volta che potevo morire - uno


Come al solito un fatto di cronaca ha fatto emergere un ricordo fangoso; altrochè colpevolizzare chi non si è fermato a soccorrere la ragazza che ha finito la sua vita tra le fiamme, a me è capitato di non essere soccorsa dai carabinieri, seguite qui.

Era una sera di giugno, avevo abbastanza soldi da farmi come si deve, mi ero pure vestita benino: un giubbottino di pelle (che adoravo) su una lunga gonna di seta mimetica e Doc Martens da bambino (adoravo pure quelli).
Mi diressi pimpante verso Porta Nuova a cercar dosi quando in corso Vittorio mi si affianca una macchina:
"Vieni con noi bella?"
Conoscevo solo quello che guidava che era amico di un praticamente-boss di Venaria, tal Carnazza, per il quale avevo lavorato (quindi meritavo rispetto), l'altro aveva solo la faccia da gaggio, rassicurata da ciò, mi chinai altezza finestrino:
"Hai dei ganci qui? a Porta Pila c'è solo merda...."
"Tutto quello che vuoi, sali!"
Salii e ci dirigemmo verso la fermata dei pullman di via Nizza che per l'occasione era abitata da neri che ti venivano incontro proponendoti la loro mercanzia e tu, comodo comodo seduto in macchina potevi scegliere.
Massimo (quello che conoscevo) si girò verso di me che ero seduta dietro e mi chiese quanto avevo, dissi 50 (mentendo); fece finta di pensare, gli ordinò sei palline e appena il nero gliele diede partì sgommando, così AGGRATIS, mica gli aveva dato i grani!
Facemmo via Nizza fino alla farmacia notturna ululando di gioia, io pensavo che porca puttana ero sempre a piedi, non avevo mai potuto permettermi una cosa del genere, cazzo che genialata!
Già fuori dalla Farma però iniziarono i problemi; la roba era merda, nessuno dei tre aveva sentito un cazzo e certo non potevamo tornare a lamentarci anche se almeno non l'avevamo pagata.
Io pensavo che sì, era stato molto divertente ma istintivamente volevo liberarmi di quei due e andarmi a fare per i cazzi miei, cercai di salutare in qualche modo ma evidentemente ero l'unica che aveva dei soldi e lasciarmi andare non era nelle loro intenzioni.
Mi convinsero ad andare fino al Valentino, li seguii con l'intento di seminarli in qualche modo ma giunti in corso Massimo, come niente fosse, si appropriarono di una nuova macchina nel giro di neanche un minuto.
Giuro che se esistessero i campionati di furto d'auto, Massimo ne avrebbe vinti parecchi e comunque con 'sto ciocco dell'auto nuova avevano mandato in fumo i miei sogni di fuga!, meno male che mentre camminavamo ero riuscita ad imboscare nelle mutande i grani, poi avrei deciso il da farsi (beh sì, il da farsi mi pare azzeccato).
Proposi di andare da un mio amico spacciatore solo per amici (che forse solo Gix  ricorda chi fosse) abitante in piazza Carducci, più che per trovare roba per cercare un alleato.
Il tipo c'era, salimmo i cinque piani vogliosi ma una volta su il mio amico ci disse che aveva solo coca.
SGRUNT!, solo la coca ci voleva a quei due, azz!!!
Infatti ci facemmo e successe un merdone! 

Non ricordo neanche bene cosa ma iniziarono ad arrogare anche il mio amico, volarono schiaffi, forse pugni, forse altro che non so perchè appena ebbi l'occasione mi buttai per le scale e feci le rampe come fossero scalini, non so come ho fatto a non cadere o farmi male in tutta quella foga ma quando riuscii ad aprire il portone respirai affannata aria di libertà. Minchia come mi sentivo sollevata!
Sollevata ma anche un po' scema perchè invece di prendere le stradine laterali camminai lungo il corso, riraggiunsi corso Massimo e mi misi a fare autostop.
Incredibilmente si fermò subito una macchina, gli dissi che dovevo andare in centro ma questo poveretto non fece in tempo a dirmi di salire che subito giunsero quelle due merdacce a bordo di un altra auto ancora; il gaggio scese e mi tirò verso loro per un braccio, non riuscii neanche a dire aiut! che il tipo del passaggio era gia partito in quarta spaventato!
Di nuovo prigioniera di questi che nel frattempo erano sempre più svisati e che appena mi ebbero in macchina iniziarono col terrore psicologico:
"Te ne volevi andare senza noi eh! Stronza, ti conviene stare brava, ora andiamo in collina che dobbiamo fare un BMW su ordinazione"...
Ovviamente li implorai di lasciarmi andare, dissi che non gli servivo più a niente che avevo pure perso i soldi, ero solo un peso, ecc. ecc.
Come risposta accellerarono; il contakm diceva 180 nella strada tutta curve per Pino e Chieri, di notte...
Ad illudermi che forse non mi volevano fare del male c'erano sprazzi di discorso normale: "ecco, dovrebbe essere qui"...
Giungemmo nei pressi di una villa, parcheggiarono in un prato (più bosco, direi) e cominciarono ad incamminarsi a piedi.
Io feci persino la spiritosa: "Vi aspetto qui, guardo che non ci rubino la macchina"...
I tamarri non hanno senso dell'humour e il gaggio tornò indietro, mi riprese per un braccio e mi 'convinse' a seguirli.
Forse il ruolo del gaggio era prendere me per il braccio, qui sais..
Altro sprazzo di normalità fu il sopralluogo intorno alla villa, il BMW c'era davvero ma Massimo sciorinò problemi tecnici sul motivo per il quale il furto non si poteva compiere in quel momento e aggiunse; "Andiamocene!"
Fiuuuu, che figo uscire dal bosco, sarà per colpa dei Cure ma a me la Forest mette paura, non è la mia specialità, solo il cemento mi fa sentire al sicuro.
Tornammo verso l'auto a braccetto come tre amici che han fatto un pic-nic; io in mezzo e loro che facevano piani su come portare via il macchinone quando, totalmente a sorpresa, fui colpita e tramortita da una testata da antologia che mi fece quasi perdere i sensi e mi privò dell'equilibrio. Finii a terra, tra foglie e pigne.
Quando riuscii ad aprire gli occhi, Massimo era su di me che mi riempiva di schiaffi e pugni: 

"Volevi fare la furba eh, brutta puttana, caccia i soldi o non te ne esci di qui!"
Io neanche parlavo bene, sentivo il sangue in bocca, la faccia gonfia ma si capiva che ribadivo di averli persi i soldi, il tutto mentre Massimo mi metteva le mani ovunque per cercare il bigliettone; quando giungeva nei pressi delle mutande, mi divincolavo e riuscivo sempre a fargli perdere la rotta chè ormai era chiaro, mi avessero trovato i grani per me sarebbe stato molto peggio!
Non so quanto durò quest'agonia ma ad un certo punto si girò verso il gaggio e disse: "Questa non ce li ha davvero i soldi, andiamocene!"
Ecco, quello fu un momento in cui capii. 

Capii che tutti i detrattori dell'esistenza di Dio (Gesù per me), possono andare a fare in culo magari pure a braccetto tutti insieme perchè quella notte ci potevo lasciare davvero le penne e non so come abbia fatto quel polipo pazzo a non trovare il malloppo.
Riuscii a mettermi seduta dopo non so quanto tempo passato a rotolarmi tra resina e foglie. Avevo i capelli che sembravano coiffati da Coppola per un qualche calendario a tema afro, sputavo sangue e neanche potevo vedere in che stato fosse la faccia che 'sti cazzo di boschi son privi di specchi o simili.
Avevo talmente paura del bosco che mentre vedevo quei due parassiti allontanarsi gli urlai qualcosa tipo: "Volete mica lasciarmi qui?"
Neanche mi risposero ma quando sentii l'auto allontanarsi, pur se nella giungla, provai sollievo.
Mi misi in piedi, la maggior parte del corpo era a posto, mi reggeva, (almeno quello!),  il resto era un po' a brandelli  ma, come per rassicurarmi, impugnai il cinquantone che mi restava e benchè in una situazione di merda, il contatto con la carta moneta mi fece sentire come se avessi vinto!
Mi diressi verso la strada; anche se era notte fonda speravo nel passaggio di qualcuno che mi avrebbe riportato a Torino ma invece le poche macchine che passavano, andavano nel senso opposto insomma, ero in carenza sparata, acciaccata e contusa, spaventata, quasi stuprata, quella cazzo di gonna di seta poco poteva contro il freddo della collina e per di più era troppo presto o troppo tardi per poter vedere passare un bus.
L'unica cosa positiva era che per la città la strada era in discesa, la percorrevo inciampando nei miei passi quando ad un certo punto vidi un bagliore di fari, mi buttai nel mezzo agitando le mani, continuai a farlo anche quando misi a fuoco che era una macchina dei carabinieri che gentilmente si fermarono, riassunsi più o meno quel che mi era successo anche se bastava guardarmi per capire che me l'ero vista brutta, voglio dire, persino un carabiniere avrebbe potuto capire...
E loro infatti capirono ma purtroppo, disse quello seduto lato passeggero, non possono caricare in macchina estranei senza motivo.
Senza motivo.
Se penso a quante volte ero salita su quelle macchine di merda per futili motivi senza neanche chiederlo... e ora che avevo davvero bisogno, che stavo davvero male, che avrei potuto beccare again quei due pazzi che magari avevano cambiato idea e avrebbero potuto tornare indietro... ora che, ancora tanto se potevo essere lì a chiedere aiuto, questi due paladini della giustizia mi dicevano NO.


Capite quindi cosa posso pensare se dopo ogni cazzo di donnicidio stanno tutti lì i dotti, tutti con la verità in mano ma senza ombra di soluzione in ogni cazzo di programma a parlare col senno di poi, a fare ipotesi sterili sul come e sul cosa fare quando io son stata addirittura rifiutata da chi i cittadini (di qualsiasi specie) li dovrebbe difendere.

E la serata mica è finita lì, altra sfiga mi attendeva dietro l'angolo ma almeno ero in mezzo al cemento, fortunatamente ero sola, e soprattutto non avevo bisogno di aiuto tantomeno dei carabinieri solo che ve lo racconto un altra volta perchè adesso ho fame e LelloJello pure.
Miaoooo

giovedì 26 maggio 2016

il gatto nuovo

...veramente non è proprio nuovo, è di seconda mano ma tenuto bene.
Ho mai visto un gatto così grosso!; è completamente nero come parte della mia anima, carattere lunare, dorme tutto il giorno ma appena buio si desta e fa casino.  

Per questo ed altri motivi tra cui il fatto che è pure un po' tamarretto, l'ho chiamato Lello!
Appena mi viene voglia, pubblicherò foto.
Miaoooo

lunedì 9 maggio 2016

infami

E' capitato durante la seconda carcerazione; terminato il rodaggio nella sezione 'in attesa di giudizio' fui trasferita senza possibilità di replica e con immenso dolore nella (ai tempi nuova) sezione 'definitivi'.
Fu un duro colpo abbandonare le amiche e la sezione a cui ero abituata per finire tra l'altro nella cella meno rispettata del Braccio B, quella di Vera che voi conoscete come la slava volante.
Vi ho già raccontato che per cinque mesi mi ero come auto-punita; sotto torpore da terapia sempre, vittima dei sensi di colpa, niente stimoli, chiuso i ponti con l'esterno per orgoglio e vergogna, accettavo vessazioni e umiliazioni che mi feriscono ancora adesso ma che allora mi scivolavano addosso tanto me ne fregava di niente.
Un periodo davvero di merda che terminò con l'ammuraggio della suddetta Vera, reazione violenta che mi valse il titolo di eroina della sezione e la scelta di una cella più consona ad una tosta come me.
Scelsi la cella n.12, quella della Berta che anche se era una gobba di merda aveva il mio stesso humour (roba rara!). 

ho fatto un po' di riassunto perchè mi son resa conto che non ricordate proprio tutto quello che ho scritto, problema che ho anch'io quindi ecco qui 
Iniziai a riprendere vita, le nebbie si dissipavano e cominciavo a notare personaggi che mi parevano familiari; tra queste c'era una bionda figura che incontravo spesso in via Po, così chiesi ragguagli alle ragazze che identificarono la tipa come Liliana, nientemeno che la mamma di Debora!
Questa madre snaturata non solo aveva abbandonato la figlia ed i suoi cinque (o sei?) fratelli lasciandoli ad un destino quanto meno incerto ma cercava pure di minare la memoria (flebile) che le detenute avevano di Sdeb raccontando in giro falsità prive di riscontro tra cui spiccava un perentorio giudizio medico noto solo a lei: Sdeb era in aids conclamato!
E fù così che io ancora fresca di nomina (eroina della sezione), mi sobbarcai pure il compito di portatrice sana di verità, perchè io mi ci facevo con Debora, ci scambiavamo pure le siringhe (eh sì!), non solo, eravamo andate insieme al Ser.T. a ritirare le analisi del sangue dove risultavamo entrambe negative all'Hiv!
Berta manco la conosceva Debora ma in quel luogo ogni cosa ti distolga dalla routine è cosa buona quindi appoggiò la mia sete di giustizia ed iniziammo a lavorare per sputtanare la madre di Deb, cosa non facile perchè il marito -grosso importatore di tappeti orientali- andava ogni settimana a farle colloquio recando soldi nel c/c e pacchi di cibo ed abiti che lei elargiva anche in sezione (quel che non le piaceva, ovvio), per comprarsi la gratitudine delle altre; dovevamo quindi cercare il consenso di chi dei suoi regali se ne fregava.
Era solo una persona ma c'era ed abitava la cella adiacente a quella di Liliana; si trattava di una sinta piemontese che chiameremo Susetto, persona piuttosto inavvicinabile perchè aveva gli 'orari differenziati', vuol dire che per qualche motivo sconosciuto a noi detenute semplici lei faceva aria e doccia in altri orari e mai MAI socialità.
Si diceva fosse a causa della sua/o concellina/o che pareva uomo ma che la leggenda metropolitana volle in seguito definire ermafrodita e quindi non poteva fare la doccia con noi...chissà...
Pur se inavvicinabile Susetto aveva in simpatia me perchè ero una ladra e mi aveva vista in azione in via Barbaroux a tener testa ai ricettatori (certo, forse si è persa la mattina in cui causa carenza ho dato via il mio plaid di cachemire per 80.000 lire, sigh!), e le stava simpa pure la Berta in quanto quasi omicida di gargagnone (il solo fatto che dicessimo gargagnone in antico slang piemontese, ci faceva salire il punteggio di gradimento), eppoi la Berta era pure spesina ed essere amica della spesina è di vitale importanza perchè ha il potere di farti arrivare i flauti invece delle camille ed altri, molti altri dispettucci che i liberi non possono capire.
Insomma Berta iniziò ad indagare, cercò di tirar fuori fastidi che Susetto aveva nei confronti di Liliana e poco alla volta scoprimmo che la di Deb mother odiava profondamente le tossiche benchè facesse tutt'altro viso, non solo, le odiava al punto che si segnava quando ne vedeva qualcuna fusa cercando coincidenze sul ritorno dal permesso di questa o quella con l'intento di riferire nel dettaglio in direzione!
Ora, credo che nemmeno la Susetto avesse a cuore la vita delle tossiche ma certamente non avrebbe gradito una perquisa ministeriale dato che l'ultima volta le avevano trovato due cellulari (negli anni '90!!! roba che neanche tutti i liberi erano ancora provvisti di ciò).
Dovevamo giocarci bene questa carta, io non la volevo una così in sezione e neanche Berta che era giusto giusto una di quelle che andava in permesso ma purtroppo pure Liliana faceva vita ritirata e zero socialità quindi ci dovemmo lavorare la sua concellina che conoscevamo per una breve sosta in cella da noi e prima di quanto potessimo sperare, fummo invitate a cena da loro.
Liliana preparò una cena coi controcazzi o, come si diceva dentro, a tre mminchie, roba prelibatissima che però a noi faceva schifo, tutto un menù di pesce che sembrava di essere a Capri, polipi e piovre ovunque dal risotto al tiramisù, animali che noi travasavamo con orrore nel piatto di Mirella appena Liliana si distraeva (potrei scrivere un post intero solo riguardo la cena), ma dovevamo arrivare al dunque prima delle otto e i minuti scorrevano implacabili quindi quando giunse il caffè, tutto d'un fiato e senza fronzolo alcuno, le dissi che io ero la migliore amica di Debora e non avevo gradito affatto il fango che le aveva gettato addosso, non solo: "sappiamo che prendi nota circa i momenti di distrazione ed evasione dalla realtà, sai che questo atteggiamento verrebbe mal visto da tutte e siccome non abbiamo voglia di fare scandalo, tu da bravina stasera fai domanda per cambiare non solo cella ma sezione, intesi?"
Intesissime!
Il giorno dopo di buon ora per non essere vista, Liliana cambiò sezione per una più consona al suo essere, la sezione infami!

Purtroppo queste cose accadono pure da liberi, qui nella mia città. Può capitare che dalla provincia giunga un qualsiasi Machiavelli dei poveri che per qualche ragione per un po' di tempo abbia campo libero per fornire sue convenienti versioni senza contraddittorio e però si sa, le bugie hanno le gambe corte (almeno una!), tutti i nodi vengono al pettine e così via, insomma, stai preoccupata quando mi vedi.

P.S.: Torino è la MIA città

sabato 30 aprile 2016

let it be...

L'ultimo post l'avevo pensato più lungo ma ho dovuto scegliere tra  lanciare segni di vita e non scrivere affatto perchè improvvisamente son diventata impegnatissima; mi sto lasciando andare a profondi inevitabili cambiamenti che ci ho messo un po' a digerire ma che adesso mi elettrizzano.
Chissà perchè ogni volta che devo cambiare  mi spavento et angoscio. 

Qualsiasi vita debba mollare eh!, per esempio quando ho capito che l'amore con la roba era finito ed avrei dovuto diventare altro, mi sono macerata nell'indecisione, crogiolata nel tormento; ho lottato come un toro per oppormi alla nuova me come se quella che lasciavo fosse la migliore vita possibile.
Stessa cosa quando ho mollato (a forza!) la casa in cui ho abitato per trentasei anni. Era lo stabile scandalo di via Bava, come si diceva ai tempi, un palazzo davvero sgarrupato ma per me era il massimo e ci ho sofferto parecchio; chissà dove pensavo sarei capitata invece, anche se ci ho messo un po', sono finita nella zona dei miei sogni.
Bene, anche stavolta quando ho capito che un altro ciclo era terminato mi sono tormentata et angosciata per alcuni mesi poi, come sempre, mi è venuto in soccorso Bowie.
Mi appare una sera in cui il telecomando decise per me; un superDoc dal titolo Five Years che ho beccato già iniziato ma casualmente nel momento in cui lui dice che lascia New York di botto, senza valigie ne' altro che se' perchè sentiva che quella vita si stava spegnendo; voleva vedere cos'altro c'era, chi altro poteva diventare e anche se è stato doloroso lasciare quella città, quella sua vita e quei suoi amici (e sapete quali erano gli Amici di David...), si è lasciato andare con fiducia verso la nuova trasformazione.
Ecco, c'è gente che non cambia mai e il motivo proprio mi sfugge, io inevitabilmente dopo un po' mi annoio a fare ed essere sempre la stessa cosa e ormai dovrei averlo capito ma mi spavento e mi oppongo energicamente e cocciutamente lo stesso tutte le volte che sento di dover mettere la mano sul cambio ma poi, sempre SEMPRE in un modo tra l'accidentale e l'illuminato, un po' come quando mi parte il piede sul reset del computer, c'è quel momento magico in cui mi arrendo, mi rilasso, lascio che sia...

P.S.: anche questo non è il post che avevo in mente l'altro giorno.

giovedì 28 aprile 2016

I will be King and you, you will be Prince

Ho sentito o letto l'intervista ad un sociologo il quale asseriva che non ci sarà mai più ne' è mai esistito prima un periodo felice come quello dei Baby Boomers.
Mai c'è stato periodo così lungo senza guerre ed anni spensierati come quelli che abbiamo vissuto Noi degli anni '60.
Quel che spaventa è che lui è certo non sia previsto un altro periodo bello altrettanto.
Mai più!
La morte di questi due mostri sacri della musica, del pensiero, dello stile, mette una pietra tombale sulle sue parole e pur se Prince non ha influito educandomi alla vita come ha fatto Bowie, mi son sentita come se mi avessero rubato i Walker!
A vedere gli speciali a Lui dedicati ho pianto come un Turet un po' perchè quello era Genio puro e un po' perchè... ...perchè?
Per che Lella?
Perchè ho rivisto e rivissuto quel periodo in cui tutto era divertente, nuovo; tutti collaboravano con tutti ma non sotto la parola featuring (cazzo è?), esisteva lo scambio.
Soul to Soul scopriva Caron Wheeler? Prince la prendeva e ne faceva Cream (ed altro), Afrika Bambaataa e John Lydon, Aerosmith e Run Dmc, Curiosity Kill the Cat e Andy Warhol, Keith Haring.... ...beh, Lui se lo facevano tutti.
Uscivamo, ballavamo con anche le gambe e se verso le cinque avevamo fame (sicuro!) si andava ad occupare una panetteria e mangiavamo pizza buona non quella cosa di gomma spugna che mangiano i ragazzini adesso e ora che l'ho scritto penso che non esisteva neanche il Kebab (che belloooo).
Periodo ir-ripetibile l'esatto opposto della musica attuale che è invece ripeti-tiva.
Non sono preda della nostalgia, Noi BB usciremmo ancora e sempre, siamo nati così, abbiamo il divertone nelle gambe e il luccichio negli occhi ma ci deprime il Regno della Banalità, il qual regno è privo di Re ed ora anche di Principi*!
 
                         
                                  
                               Rest in Prince



*per non dire dei princìpi...